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Quello che rimane di questa chiesetta duecentesca – la prima in assoluto a comparire sulle mappe raffiguranti il territorio dell’Amantìa normanno-arabo-bizantina, rinvia ad un maestoso edificio chiesa-convento. Probabilmente la chiesa fatta dai francescani sorse su un preesistente monastero basiliano, che era antecedente al XIII secolo. La “colonizzazione” francescana del sud Italia partì intorno agli anni ’20 del 1200. Amantea fu tra i primi territori, in Calabria essere oggetto di insediamento.
Oggi non restano che un edificio di pianta pressoché quadrata, con la cupola e il tamburo ottagonale restaurati, due piccole campate archiacute in pietra, una monofora ogivale trecentesca, una cisterna per l’acqua, alcuni basamenti, e anche alcune fosse regolari interpretate come sepolture di lazzaretto ottocentesco.
Il convento, soppresso nel 1809, apparteneva ai padri Minori detti Conventuali e fu sede, per quasi due secoli, della Confraternita del Ss. Rosario che raggruppava i marinari della città di Amantea.
Con ogni probabilità, furono alcuni discepoli diretti di san Francesco d’Assisi, impegnati in una missione “colonizzatrice” al Sud, intorno al 1220 a fondare diversi conventi in Calabria, tra cui quello di Amantea.
Leader di questi discepoli, nonché coordinatore delle operazioni francescane nella provincia calabra, era tale Pietro Catin, originario di una zona tra Marche ed Emilia Romagna.
L’edificio più vistoso, quello che è rimasto intatto e comunemente è noto per essere la chiesetta, secondo alcune teorie potrebbe essere solo una cappella laterale. In questa ipotesi suggestiva la chiesa originaria avrebbe un orientamento ovest-est, con l’altare appoggiato alla roccia e una facciata d’ingresso lato mare (oppure una esclusiva entrata laterale), con la cappella sul lato nord. È un mistero da risolvere.
Tra le varie testimonianze grafiche, segnaliamo i disegni di Amantea datati 1812, realizzati dal pittore berlinese Franz Ludwig Catel che, in quell’anno, prese parte alla spedizione in Calabria intrapresa dal colto archeologo Aubin-Louis Millin, direttore del Reale Museo Antichità di Parigi. Nei disegni si vede la chiesa di San Francesco d’Assisi ancora completamente intatta. Pur nei limiti della rappresentazione, essa sembra ergersi come monumento maestoso al di sotto della torre costiera.
Non sappiamo con precisione se l’abbandono della chiesa iniziò durante il “Decennio Francese” di inizio ‘800, con la confisca di conventi e possedimenti degli ordini monastici. È possibile.
Oggi il sito è un’attrazione storica e turistica e altri scavi archeologici potrebbero riservare sorprese. Quello, in fin dei conti, è il luogo dove si può dire sia sorta l’Amantea medievale.